Cerca nel catalogo con il contenuto "Beni culturali in Alto Adige". Usa la maschera di ricerca che segue:

Includi: nessuno dei seguenti filtri
× Data 2017
× Materiale Immagini / Fotografie
Includi: tutti i seguenti filtri
× Data 2018

Trovati 81 documenti.

Mostra parametri
tromba
Bene culturale / Oggetto

tromba / Barbolini, Sylvia

Logo

Titolo / Responsabilità: tromba / Barbolini, Sylvia

Descrizione fisica: plastica : tromba altezza 54.5 cm - larghezza 20.5 cm - diametro 18 cm - piedistallo altezza 110 cm - larghezza 20 cm - profondità 15 cm - peso 20 kg - lastra di base larghezza 35 cm - profondità 25 cm

Data:2018

Nota:
  • ottone
  • resina
  • minerale
  • legno
  • ferro
  • carbonizzato
  • Una tromba trattine il respiro. In un atto di massimo autocontrollo entra a far parte di un'armonia silenziosa irritante, che presumibilmente non durerà molto. Quest'opera creata nel 2018 nel secondo anno della pandemia da Covid-19, sembra spaventosamente attuale. (Sylvia Barbolini, 2021)
Immagini: Immagine 1 di
Condividi il titolo

Abstract: Oggetto della serie in 7 parti "PSSST" composta da 7 strumenti d'ottone. Sul tubo più basso della tromba firma d'autore con pennarello: "Sylvia Barbolini".

Air Milano / Turkey Trot_Pas d’Espagne 20150930 – 20170716_20080717 – 20100902
Bene culturale / Oggetto

Air Milano / Turkey Trot_Pas d’Espagne 20150930 – 20170716_20080717 – 20100902 / Hell, Silvia

Logo

Titolo / Responsabilità: Air Milano / Turkey Trot_Pas d’Espagne 20150930 – 20170716_20080717 – 20100902 / Hell, Silvia

Descrizione fisica: stampa : altezza 34.7 cm - profondità 144.8 cm - con cornice altezza 35.7 cm - larghezza 145.3 cm - profondità 5 cm - peso 4 kg

Data:2018

Nota:
  • carta
  • vetro
  • forato
  • stampato
  • La mostra “Increasing the Wind Pressure”, a cura di Gabriele Tosi, presenta un nuovo e inedito corpus di lavori, bidimensionali e scultorei, nel quale diversi sistemi di dati e linguaggi sono trattati come materie grezze. Attraverso tagli, intrusioni e sovrapposizioni, le informazioni negoziano la loro compresenza descrivendo attorno a sé uno spazio di conoscenza etereo. I lavori di Hell sono spesso caratterizzati da una maschera universale, sintetica e onnicomprensiva. Una facciata fredda e monumentale, regolata dal desiderio di un preciso ordine di cose e pensieri, la cui solidità strutturale è destabilizzata dall’artista dirottando la percezione dell’insieme verso particolari e minimi episodi visivi; leggere scosse di un grafico altrimenti fluido. Un’esperienza ravvicinata fa così emergere lo spettro di avvenimenti eccezionali, resi possibili dalla coesistenza di diversi sistemi segnici. “Increasing the Wind Pressure” oscilla tra i limiti tecnici della riproducibilità e gli sconfinamenti propri dell’atto di rappresentazione, chiamando il pubblico a osservare come in ogni forma di storia o di racconto sia in qualche modo presente una sostanza non confinabile all’interno del meccanismo descrittivo della stessa. Attraverso un particolare uso di standard tecnici antichi e contemporanei, di modelli e strumenti sviluppati per preservare e condividere memorie specifiche e individuali, la mostra si presenta così come un concerto che sta avendo luogo in una stanza insonorizzata. Dal corridoio potresti, forse, origliare qualcosa. I lavori della serie “Air” sono stampe su particolari carte forate. Un sistema di sette colori si dispone sulla lunghezza e sull'altezza della superficie, immettendo in essa un flusso di informazioni. Tale scrittura è una rappresentazione, corretta seppur minimale e di difficile decriptazione, dei valori delle principali sostanze potenzialmente nocive presenti nell'aria per come sono stati registrati nel comune di Milano negli ultimi dieci anni. A ogni colore è associata una sostanza (PM 10, nero; PM 2.5, azzurro; Biossido di azoto, rosso; Biossido di zolfo, grigio chiaro; Benzene, verde; Monossido di Carbonio, giallo; Ozono, blu scuro). Il tempo scorre da sinistra verso destra, a un millimetro corrisponde un giorno. Il foglio è sezionato in verticale da quattro righe ideali e il valore di ogni sostanza si colloca quindi in uno dei cinque registri così ottenuti secondo il suo valore medio in un determinato giorno. La fascia più alta segna un valore buono, quella più bassa uno pessimo. La scelta delle sostanze che fungono da indicatori dell'inquinamento e la suddivisione in cinque fasce di qualità seguono le indicazioni sulla valutazione dell'aria per come sono state standardizzate dalla Direttiva 2008/50/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio del 21 maggio 2008, e di come Arpa Lombardia, da cui provengono i dati, determina e comunica i cinque intervalli. Le carte forate sono segmenti di diversi rulli traforati per autopiano acquisiti da una collezione privata di Milano. Prodotti tra il 1910 e i primi anni '30 del Novecento, i rulli sono lunghe strisce di carta avvolte attorno ad un cilindro che, attraverso un accurato processo di perforazione, riportano in forma codificata una o più composizioni musicali. La loro applicazione a un autopiano consente di far eseguire automaticamente allo strumento le composizioni in essi contenute grazie a un sistema pneumatico. L'aria che filtra dai fori aziona appositi ingranaggi inviando i comandi alla tastiera e tornando ad eseguire la performance originaria in assenza del performer. (Gabriele Tosi in: testo per la mostra “Silvia Hell, Increasing the Wind Pressure”, A+B Gallery, Milano, 2018)
Immagini: Immagine 1 di
Condividi il titolo

Abstract: Dalla serie “Air”. Stampa a colori su un segmento di partitura per un rullo sonoro traforato per autopiano degli anni Trenta. Il rullo originale ha una lunghezza di m 16,65 e comprende quattro brani musicali (No. 2208, 2155, 2127, 2209: Scating Danse, Two Step The Grizzly Bear, Rag Turkey Trot, Marziale Pas d'Espagne). Nel segmento presenta il passaggio dal brano “Turkey Trot” a “Pas d'Espagne”, riconoscibile sia dal titolo “Pas d'Espagne” timbrato (?) nello spazio tra i due, sia dalla differente trama dei fori. Ai brani musicali l’artista sovrappone, con la tecnica della stampa UV, un sistema di sette colori corrispondenti alle concentrazioni nell’aria di altrettante sostanze inquinanti misurate a Milano nei periodi dal 30/09/2015 al 16/07/2017 e dal 17/07/2008 al 02/09/2010. Leggenda delle sostanze inquinanti: nero: PM 10; azzurro: PM 2.5; rosso: biossido di azoto; grigio chiaro: biossido di zolfo; verde: benzene; giallo: monossido di carbonio; blu scuro: ozono.

Transhumanz
Bene culturale / Oggetto

Transhumanz / Walcher, Maria

Logo

Titolo / Responsabilità: Transhumanz / Walcher, Maria

Descrizione fisica: tessuto : altezza 140 cm - larghezza 150 cm

Data:2018

Nota:
  • lana
  • cotone
  • stampato
  • ricamato
  • L’opera fece parte della mostra collettiva “Bivacco”, organizzata dall’associazione Art in the Alps all’Isola di San Servolo a Venezia come contributo della Regione Trentino-Alto Adige per l’Italia alla 58a Biennale di Venezia 2019. La mostra collettiva è stata curata da Christiane Rekade e Hannes Egger e presentata in un bivacco dismesso nominato „Günther Messner“, trasportato all’isola. Nell’opera “Transhumanz” (2018), Walcher interseca e sovrappone le secolari vie di transumanza nelle Alpi (la tradizionale tecnica pastorale che prevede la migrazione delle greggi) con le principali rotte che nel 2015 sono state utilizzate dai migranti per giungere in Europa. Sulla fodera interna di una coperta di lana, tinta di blu indaco secondo l’antica tecnica del “Blaudruck”, l’artista altoatesina imprime di bianco le moderne vie di fuga, mentre ricama con un filo rosso i percorsi della transumanza, così da renderli visibili su entrambi lati. Due tracciati apparentemente distanti, per luoghi e circostanze, eppure strettamente connessi dall’esigenza umana di trovare una via per la sopravvivenza. Liberati dal rigido disegno floreale tipico del “Blaudruck”, i delicati segni bianchi richiamano alla mente le linee di una immaginaria costellazione, strumento di orientamento e simbolo di speranza. La coperta, progettata per essere appesa, assume qui un carattere plastico che enfatizza il suo valore di dispositivo di protezione e luogo di rifugio. (Magalì Cappellaro) In questo lavoro Walcher mette insieme i sentieri trans-frontalieri, che i pastori percorrono da secoli per portare le pecore agli alpeggi, con le vie di fuga dei migranti in Europa. Con tecnica tradizionale, l’artista stampa in blu i percorsi dei migranti sulle fodere di cotone delle coperte di lana; a mano, invece, ricama i sentieri delle pecore. Con queste linee crea una specie di costellazione che, per alpinisti, pastori e persone in fuga, può rappresentare sia un punto di orientamento che un simbolo di speranza. (In: Bivacco, catalogo della mostra, 2019)
Immagini: Immagine 1 di
Condividi il titolo

Abstract: Oggetto, coperta di lana con fodera di cotone in Blaudruck (tintura di blu indaco) e ricamo, Ed. 1/6. L’opera fece parte del progetto artistico “Bivacco” presentato nell’ambito della 58° Biennale d’Arte 2019 all’Isola di San Servolo a Venezia con la partecipazione di sette artisti altoatesini: Jacopo Candotti, Nicolò Degiorgis, Hannes Egger, Julia Frank, Simon Perathoner, Leander Schönweger, Maria Walcher.

Carillon
Bene culturale / Oggetto

Carillon / Nicolai, Olaf - Mundry, Isabel

Logo

Titolo / Responsabilità: Carillon / Nicolai, Olaf - Mundry, Isabel

Descrizione fisica: installazione - registrazione audio : misure variabili - Lato A "Carillon" durata 8 min - 11 sec - Lato B „OUTSIDE IN“ durata 14 min - 58 sec

Data:2018

Nota:
  • acciaio
  • cuoio
  • ottone
  • carta
  • montato
  • registrazione sonora
Immagini: Immagine 1 di
Condividi il titolo

Abstract: L’opera “Carillon” di Olaf Nicolai è incentrata su una composizione musicale per 15 campanacci da mucca prodotti espressamente a questo scopo. Ogni campanaccio è un pezzo unico e ha un suono proprio. Nicolai ha affidato alla compositrice Isabel Mundry l’incarico di comporre la musica per i campanacci (“OUTSIDE IN”) eseguita in prima assoluta il 5 maggio 2018 a Museion da Rainer Römer (Modern Ensemble Frankfurt). Terminata l’esecuzione i campanacci sono stati apposti al collo dei vitelli radunati per l’occasione sui Prati del Talvera davanti al museo. Il concerto è proseguito poi in forma libera e si é trsferito al Salto sull’altopiano del Monzoccolo, dove le mucche trascorrono i mesi estivi all’alpeggio. La cartina escursionistica che accompagna il progetto e sulla quale sono indicate le posizioni delle mucche, consentiva di “percorrere” le improvvisazioni sonore dei bovini. Carillon crea un collegamento tra l’istituzione museale e le strutture dell’ambiente locale con i suoi ritmi ricorrenti dando origine a un nuovo ritmo specifico che tesse un filo singolare tra Museion e l’ambiente montano circostante. Parallelamente il focus locale di Carillon è proiettato nel contesto internazionale nel quale opera un’istituzione come Museion. Sono pertanto oggetto del lavoro anche le reti globali nelle quali circolano attenzione e valori, e che dai visitatori e le visitatrici possono essere esperite e condivise. Nell’ambito del festival transart, il 30 settembre 2018 ha avuto luogo un’escursione musicale alle malghe insieme all’artista e ad alcuni e alcune cantanti dei “Neue Vocalsolisten” Stoccarda, con la quale si è concluso il progetto. Presso l’editore NERO è stato pubblicato un LP (tiratura di 500 esemplari) che documenta le due composizioni. Il progetto è una collaborazione tra Museion e la Federazione Sudtirolese Allevatori Razze Bovine con il supporto della Città di Bolzano. Parti dell'opera: - 15 campanacci originali della Val Passiria (acciaio, battuto a mano) - 15 collari in cuoio con fibbia in ottone (cuoio color rosso vino) - composizione 1: partitura scritta „OUTSIDE IN“ di Isabel Mundry, 12 min (prima assoluta 05.05.2018 a Museion, eseguita da Rainer Römer - Modern Ensemble Frankfurt) - composizione 2: composizione libera eseguita da 15 mucche - LP (vinile) con custodia – tiratura di 500 esemplari, edito da Olaf Nicolai e Museion, Bozen/Bolzano presso NERO (Lato A "Carillon" durata 08:11 / Lato B „OUTSIDE IN“ di Isabel Mundry durata 14:58) - 2 strutture per i campanacci (acciaio zincato di nero) - timbro per goffratura - logo per collari in cuoio (ferro) - cartina escursionistica (stampa su carta, 2 pagine) - vetrina (tavolo Eiermann - acciaio/argentato, piano di vetro) con partitura, cartina escursionistica, cartella del progetto, 2 fotografie, invito, Artforum con inserzione

Remorse
Bene culturale / Oggetto

Remorse / Utikal, Sophie

Logo

Titolo / Responsabilità: Remorse / Utikal, Sophie

Descrizione fisica: tessuto : opera altezza 150 cm - opera larghezza 360 cm - stanga lunghezza 366 cm

Data:2018

Nota:
  • cotone
  • metallo
  • cucito
  • ricamato
  • "I lavori di Sophie Utikal consistono nel cucire insieme frammenti di tessuto a formare paesaggi e immagini autobiografiche che lei vede all’interno e intorno al proprio corpo. Utikal usa colori molto tenui e armoniosi, ma cuce tutto insieme con fili neri che creano bordi deliberatamente grezzi e proporzioni 'scorrette'. Le immagini di Utikal si riferiscono alle arpilleras, prodotte dalle donne cilene come unica forma di protesta pubblica contro le atrocità perpetrate tra il 1973 e il 1990 durante la dittatura di Pinochet, e consistono nel rompere le associazioni semplice/complesso, morbido/duro, bello/inquietante e superficiale/profondo. Anche le donne della famiglia di sua madre, colombiana, lavoravano con i tessuti per produrre immagini tessili che descrivevano la vita quotidiana della campagna, gli animali domestici, gli alberi e le case. Utikal ha subito il fascino di queste immagini sin dall’infanzia e ora utilizza questa forma di storytelling per raccontare l’ambiente che la circonda, il proprio corpo e le proprie visioni. Nei suoi ultimi lavori inserisce nuovamente il suo corpo in scenari diversi che hanno letteralmente a che fare con il suo ambiente. Nello sviluppare strategie per la responsabilità collettiva e globale per il pianeta, Utikal insiste nel riconoscere la propria posizione e il proprio coinvolgimento nelle strutture di potere esistenti. 'Mentre disegnavo le scene per la mia nuova serie' spiega, 'leggevo anche Una rivoluzione ci salverà di Naomi Klein, che parla dei legami tra capitalismo, la crisi del clima e la psicologia della negazione che esiste nei paesi occidentali. Mi sono sentita davvero scoraggiata e volevo produrre delle immagini distopiche capaci di trasmettere la mia angoscia riguardo al tema dell’ambiente. Il mio scopo principale era tradurre in scenari leggibili parole chiave come indecisione, paradosso, paura, carestia e dipendenza, ma al tempo stesso volevo produrre anche visioni fantastiche del futuro, in cui degli esseri fittizi arrivano, trovano la terra totalmente distrutta e cominciano a rifertilizzarla con i loro corpi.' " (testo tratto dalla mostra "Somatechnics. Transparent travelers and obscure nobodies", Museion, Bolzano, 25.05.2018 - 02.09.2018)
Immagini: Immagine 1 di
Condividi il titolo

Abstract: Quadro tessile (cotone ricamato) raffigurante quattro figure femminili che si abbracciano accanto a dei tronchi d'albero segati e accatastati.

Exchanging Wounds
Bene culturale / Oggetto

Exchanging Wounds / Utikal, Sophie

Logo

Titolo / Responsabilità: Exchanging Wounds / Utikal, Sophie

Descrizione fisica: tessuto : opera altezza 150 cm - opera larghezza 352 cm - stanga lunghezza 354.6 cm

Data:2018

Nota:
  • cotone
  • metallo
  • cucito
  • ricamato
  • "I lavori di Sophie Utikal consistono nel cucire insieme frammenti di tessuto a formare paesaggi e immagini autobiografiche che lei vede all’interno e intorno al proprio corpo. Utikal usa colori molto tenui e armoniosi, ma cuce tutto insieme con fili neri che creano bordi deliberatamente grezzi e proporzioni 'scorrette'. Le immagini di Utikal si riferiscono alle arpilleras, prodotte dalle donne cilene come unica forma di protesta pubblica contro le atrocità perpetrate tra il 1973 e il 1990 durante la dittatura di Pinochet, e consistono nel rompere le associazioni semplice/complesso, morbido/duro, bello/inquietante e superficiale/profondo. Anche le donne della famiglia di sua madre, colombiana, lavoravano con i tessuti per produrre immagini tessili che descrivevano la vita quotidiana della campagna, gli animali domestici, gli alberi e le case. Utikal ha subito il fascino di queste immagini sin dall’infanzia e ora utilizza questa forma di storytelling per raccontare l’ambiente che la circonda, il proprio corpo e le proprie visioni. Nei suoi ultimi lavori inserisce nuovamente il suo corpo in scenari diversi che hanno letteralmente a che fare con il suo ambiente. Nello sviluppare strategie per la responsabilità collettiva e globale per il pianeta, Utikal insiste nel riconoscere la propria posizione e il proprio coinvolgimento nelle strutture di potere esistenti. 'Mentre disegnavo le scene per la mia nuova serie' spiega, 'leggevo anche Una rivoluzione ci salverà di Naomi Klein, che parla dei legami tra capitalismo, la crisi del clima e la psicologia della negazione che esiste nei paesi occidentali. Mi sono sentita davvero scoraggiata e volevo produrre delle immagini distopiche capaci di trasmettere la mia angoscia riguardo al tema dell’ambiente. Il mio scopo principale era tradurre in scenari leggibili parole chiave come indecisione, paradosso, paura, carestia e dipendenza, ma al tempo stesso volevo produrre anche visioni fantastiche del futuro, in cui degli esseri fittizi arrivano, trovano la terra totalmente distrutta e cominciano a rifertilizzarla con i loro corpi.' " (testo tratto dalla mostra "Somatechnics. Transparent travelers and obscure nobodies", Museion, Bolzano, 25.05.2018 - 02.09.2018)
Immagini: Immagine 1 di
Condividi il titolo

Abstract: Quadro tessile (cotone ricamato) raffigurante quattro figure femminili in un paesaggio alberato. In alto alcune piccole nuvole con occhi ed una figura stesa, sovradimensionata, che simboleggia il cielo notturno.

Copper Matrix
Bene culturale / Oggetto

Copper Matrix / Bornefeld, Julia

Logo

Titolo / Responsabilità: Copper Matrix / Bornefeld, Julia

Descrizione fisica: installazione : installazione altezza 280 cm - installazione diametro 180 cm

Data:2018

Nota:
  • rame
  • metallo
  • lacca
  • luce
  • montato
  • appeso
  • "L’eleganza e la preziosità dell’oggetto sono in contrasto con il materiale con cui è stato realizzato: infatti con un decreto legge emanato in Italia, da gennaio 2018 è stato sospeso il conio delle monetine da uno e due centesimi che conseguentemente hanno perso di valore. Julia Bornefeld (Kiel, 1963) realizza spesso lavori di grandi dimensioni, dove l’oggetto ha una presenza fisica nello spazio – molte volte giocando con l’ambiguità delle forme stesse – che induce lo spettatore a esperirlo a livello corporeo. La presenza spaziale delle sue sculture, così come dei disegni o dei dipinti, ha anche una componente materiale molto forte. In questo caso l’artista lavora con il rame, un metallo che vanta una lunga storia in diverse culture. È infatti attestato che le prime monete nell’antica Grecia erano in rame proprio perché questo metallo nobile e le sue leghe sono indicate per la coniabilità e per la resistenza all’abrasione e all’uso. Ma il rame è conosciuto anche per le sue proprietà benefiche: è antibatterico, in alcune culture aveva un valore curativo e veniva usato anche nei rituali sciamanici. Era simbolo di ricchezza e potere. In Copper Matrix quindi la fugacità del denaro e il suo mutamento in termini di valore vengono messi a confronto da una parte con la storia di questo metallo e il suo ruolo nelle diverse culture, dall’altra con il nuovo valore assunto nell’opera realizzata e nel contesto in cui viene presentata." ("Julia Bornefeld, Copper Matrix / Mostra di Natale 2018", Museion, 29.11.2018 - 06.01.2019)
Immagini: Immagine 1 di
Condividi il titolo

Abstract: Lampadario composto da monete da 1 centesimo di Euro appese a struttura spilariforme di metallo verniciato con illuminazione a spot LED da 1 W. Un grande lampadario cangiante formato da monete da un cent che spinge a riflettere sul valore del denaro.

Gogo (FS)
Bene culturale / Oggetto

Gogo (FS) / Armleder, John

Logo

Titolo / Responsabilità: Gogo (FS) / Armleder, John

Descrizione fisica: installazione : misure variabili - tela altezza 165.5 cm - tela larghezza 225 cm - tela profondità 4 cm - poltrona “Margherita” (cad.) altezza 96 cm - poltrona “Margherita” (cad.) larghezza 70 cm - poltrona “Margherita” (cad.) profondità 80 cm - disco ball 1 diametro 30 cm - disco ball 2 diametro 40 cm - disco ball 3 diametro 50 cm

Data:2018

Nota:
  • colore acrilico
  • tela
  • bambù
  • stoffa
  • materia plastica
  • specchio
  • metallo
  • luce
  • montato
  • "In tutto il suo percorso John M Armleder con tenace sottigliezza mette in discussione il concetto di autore così come lo statuto stesso dell’opera. Effettivamente, le opere di Armleder innescano una costante sfida nei confronti dell’idea di originalità e unicità dell’opera d’arte e, nonostante vi sia un corpus estremamente eterogeneo di lavori, tutte le sue opere risultano essere frammenti, prospettive differenti di un’unica grande opera: plus ça change, plus c’est la même chose (Più le cose cambiano, più rimangono le stesse)! […] John M Armleder impiega spesso elementi scenografici all’interno dei propri lavori ed elementi lucidi che provengono dall’estetica dell’ornamento facendo il verso al cliché che l’opera d’arte dovrebbe “decorare” un ambiente. Dalle furniture sculptures fino ai lavori recenti l’opera di John M Armleder è stata sempre costellata dall’esplorazione del concetto di decorazione. Le superfici specchianti e i wall painting entrano in questo filone armlederiano così come le accumulazioni di piante finte e vere, di animali impagliati e di oggetti tro9 vati che completano la mostra. Le accumulazioni di materiali e oggetti sono perfetti indicatori del ruolo che il caso gioca all’interno della strategia compositiva di John M Armleder, la quale mira a creare delle 'tragedie estetiche' con nonchalance e leggerezza." (Letizia Ragaglia, libretto per i visitatori e le visitatrici della mostra "John Armleder - Plus ça change, plus c’est la même chose", Museion, 21.09.2018 - 06.01.2019, pag. 7-9)
Immagini: Immagine 1 di
Condividi il titolo

Abstract: Installazione: dipinto ad acrilico su tela, due poltrone “Margherita” di Franco Albini e tre disco balls appese a motorini girevoli e illuminate da tre faretti.

On Air
Bene culturale / Oggetto

On Air / Moro, Liliana

Logo

Titolo / Responsabilità: On Air / Moro, Liliana

Descrizione fisica: installazione : globo (cad.) diametro 60 cm - stanga 1 lunghezza 174 cm - stanga 1 diametro 6 cm - stanga 2 lunghezza 398 cm - stanga 2 diametro 6 cm - piattaforma lastra metallo lunghezza 80 cm - piattaforma lastra metallo larghezza 80 cm

Data:2018

Nota:
  • metallo
  • vetro
  • vetro acrilico
  • luce
  • montato
  • Nel lavoro di Liliana Moro (Milano, 1961) disegno, scultura, musica, parole, video e performance compongono un mondo dove l’artista utilizza materiali poveri e oggetti di uso comune per raccontare una realtà cruda e poetica allo stesso tempo. Invitata a realizzare un’opera per lo spazio del Piccolo Museion – Cubo Garutti che si trova nel quartiere Don Bosco di Bolzano, Liliana Moro ha preferito invece lavorare nello spazio che esiste tra il Cubo e Museion. Nasce così On Air, un’installazione composta da due lampioni posizionati in due specifici punti geografici che si mettono in connessione. Un lampione si trova all’esterno di Museion mentre l’altro è posto capovolto all’interno dello spazio del Cubo. I due punti dialogano tra loro attraverso una sorgente luminosa, alla pulsazione di un punto luce risponde infatti la pulsazione dell’altro in un dialogo ideale che intercorre nello spazio aereo della città. On Air quindi, in onda, racconta del dialogo tra i due punti della città come fosse un ipotetico filo di luce nello spazio, un ponte che unisce, un tentativo di tessere un legame. Durante i mesi di permanenza dell’opera un gruppo di giovani del quartiere Don Bosco di Bolzano partecipanti al progetto intitolato Light Connections, vincitore del bando “Prendi Parte. Agire e pensare creativo” promosso dal Ministero per i Beni Culturali - Direzione Generale Arte e Architettura contemporanee e Periferie urbane, esploreranno diverse modalità di connessione dei due punti della città. Light Connections è in collaborazione con l’associazione COOLtour.
Immagini: Immagine 1 di
Condividi il titolo

Abstract: Installazione luminosa composta da due lampioni posizionati in due specifici punti geografici che si mettono in connessione attraverso impulsi luminosi.

The Coming
Bene culturale / Oggetto

The Coming / Cytter, Keren

Logo

Titolo / Responsabilità: The Coming / Cytter, Keren

Descrizione fisica: media audiovisivo : Video durata 8 min - 38 sec

Data:2018

Nota:
  • registrato
  • Le opere di Keren Cytter sono dei microcosmi che intrecciano relazioni complesse e in continua mutazione con il contesto circostante; l’artista utilizza spesso ambientazioni domestiche e banali per narrare il mondo contemporaneo permeato da cliché dei media sociali e non. I suoi disegni, film e romanzi sembrano voler sfuggire alla monotonia del quotidiano, ma in fondo gli eroi e le eroine (i cui ruoli sono spesso delegati a persone che appartengono alla sua cerchia di amici) si muovono in contesti familiari e riconoscibili per parlare di amore, desiderio, gelosia e violenza. Con uno spirito intenzionalmente ibrido, le sue produzioni filmiche parlano della condizione umana nella nostra era, profondamente segnata dai media, attraverso strategie narrative che contemplano lo straniamento e la ripetizione ossessiva. A Museion Keren Cytter si è cimentata per la prima volta in un film d’animazione. La nuova opera, che mette in scena un criceto che bela come una pecora, ha ancora una volta tutte le caratteristiche della sua arte che intende portare disordine nel mondo e obbliga a vedere le cose in un altro modo, a fare i conti con sé stessi come forse di solito non si fa. A questo proposito nell’intervista a Alessandro Rabottini, rispondendo a una domanda relativa alla trasformazione dei generi nella sua arte, l’artista ha affermato: “Sono convinta che, cambiando genere sessuale ai miei personaggi, la società possa incontrare maggiori difficoltà a inquadrare gli individui. In questo modo si crea un certo distacco, che può servire a generare una certa libertà e a lasciare aperto uno spazio al caos.” Effettivamente il criceto che bela come una pecora può essere visto anche come un’allusione alle tematiche attuali del gender. Il film nasce da una naturale conseguenza della produzione di libri per bambini che l’artista realizza da diversi anni per la casa editrice Pork Salad Press. I disegni correlati ai libri sono realizzati a pennarello come tutta la sua produzione su carta e sono caratterizzati da una prospettiva straniante e ravvicinata. (mostra "Keren Cytter - Mature Content", Museion, 26.01. – 28.04.2019)
Immagini: Immagine 1 di
Condividi il titolo

Abstract: Ed. 1/5 + 2 AP - Animazione video, a colori, con audio (inglese). Il criceto furioso approda dalla candida pagina bianca al mondo dell’immagine in movimento. Quando prova a parlare, si sente il verso di una pecora. La scoiattola curiosa trova divertente questo fenomeno e invita gli animali della fattoria ad assistere. Il criceto diventa famoso, ma la sua tristezza diventa più profonda – è troppo naif per apprezzare la fama.

The furious hamster
Bene culturale / Oggetto

The furious hamster / Cytter, Keren

Logo

Titolo / Responsabilità: The furious hamster / Cytter, Keren

Descrizione fisica: libro : libro altezza 15 cm - libro larghezza 15 cm - libro entità pagine 52

Data:2018

Nota:
  • cartoncino
  • carta
  • stampato
  • Le opere di Keren Cytter sono dei microcosmi che intrecciano relazioni complesse e in continua mutazione con il contesto circostante; l’artista utilizza spesso ambientazioni domestiche e banali per narrare il mondo contemporaneo permeato da cliché dei media sociali e non. I suoi disegni, film e romanzi sembrano voler sfuggire alla monotonia del quotidiano, ma in fondo gli eroi e le eroine (i cui ruoli sono spesso delegati a persone che appartengono alla sua cerchia di amici) si muovono in contesti familiari e riconoscibili per parlare di amore, desiderio, gelosia e violenza. Con uno spirito intenzionalmente ibrido, le sue produzioni filmiche parlano della condizione umana nella nostra era, profondamente segnata dai media, attraverso strategie narrative che contemplano lo straniamento e la ripetizione ossessiva. A Museion Keren Cytter si è cimentata per la prima volta in un film d’animazione. La nuova opera, che mette in scena un criceto che bela come una pecora, ha ancora una volta tutte le caratteristiche della sua arte che intende portare disordine nel mondo e obbliga a vedere le cose in un altro modo, a fare i conti con sé stessi come forse di solito non si fa. A questo proposito nell’intervista a Alessandro Rabottini, rispondendo a una domanda relativa alla trasformazione dei generi nella sua arte, l’artista ha affermato: “Sono convinta che, cambiando genere sessuale ai miei personaggi, la società possa incontrare maggiori difficoltà a inquadrare gli individui. In questo modo si crea un certo distacco, che può servire a generare una certa libertà e a lasciare aperto uno spazio al caos.” Effettivamente il criceto che bela come una pecora può essere visto anche come un’allusione alle tematiche attuali del gender. Il film nasce da una naturale conseguenza della produzione di libri per bambini che l’artista realizza da diversi anni per la casa editrice Pork Salad Press. I disegni correlati ai libri sono realizzati a pennarello come tutta la sua produzione su carta e sono caratterizzati da una prospettiva straniante e ravvicinata. (mostra "Keren Cytter - Mature Content", Museion, 26.01. – 28.04.2019)
Immagini: Immagine 1 di
Condividi il titolo

Abstract: Edizione di 500 copie - Libro d'artista "The furious hamster", Pork Salad Press, Centre d'èdition, Ginevra 2018, ISBN 978-87-91409-96-7.

The brutal turtle
Bene culturale / Oggetto

The brutal turtle / Cytter, Keren

Logo

Titolo / Responsabilità: The brutal turtle / Cytter, Keren

Descrizione fisica: libro : libro altezza 15 cm - libro larghezza 15 cm - libro entità pagine 36

Data:2018

Nota:
  • cartoncino
  • carta
  • stampato
  • Le opere di Keren Cytter sono dei microcosmi che intrecciano relazioni complesse e in continua mutazione con il contesto circostante; l’artista utilizza spesso ambientazioni domestiche e banali per narrare il mondo contemporaneo permeato da cliché dei media sociali e non. I suoi disegni, film e romanzi sembrano voler sfuggire alla monotonia del quotidiano, ma in fondo gli eroi e le eroine (i cui ruoli sono spesso delegati a persone che appartengono alla sua cerchia di amici) si muovono in contesti familiari e riconoscibili per parlare di amore, desiderio, gelosia e violenza. Con uno spirito intenzionalmente ibrido, le sue produzioni filmiche parlano della condizione umana nella nostra era, profondamente segnata dai media, attraverso strategie narrative che contemplano lo straniamento e la ripetizione ossessiva. A Museion Keren Cytter si è cimentata per la prima volta in un film d’animazione. La nuova opera, che mette in scena un criceto che bela come una pecora, ha ancora una volta tutte le caratteristiche della sua arte che intende portare disordine nel mondo e obbliga a vedere le cose in un altro modo, a fare i conti con sé stessi come forse di solito non si fa. A questo proposito nell’intervista a Alessandro Rabottini, rispondendo a una domanda relativa alla trasformazione dei generi nella sua arte, l’artista ha affermato: “Sono convinta che, cambiando genere sessuale ai miei personaggi, la società possa incontrare maggiori difficoltà a inquadrare gli individui. In questo modo si crea un certo distacco, che può servire a generare una certa libertà e a lasciare aperto uno spazio al caos.” Effettivamente il criceto che bela come una pecora può essere visto anche come un’allusione alle tematiche attuali del gender. Il film nasce da una naturale conseguenza della produzione di libri per bambini che l’artista realizza da diversi anni per la casa editrice Pork Salad Press. I disegni correlati ai libri sono realizzati a pennarello come tutta la sua produzione su carta e sono caratterizzati da una prospettiva straniante e ravvicinata. (mostra "Keren Cytter - Mature Content", Museion, 26.01. – 28.04.2019)
Immagini: Immagine 1 di
Condividi il titolo

Abstract: Edizione di 500 copie - Libro d'artista "The brutal turtle", Pork Salad Press, Centre d'èdition, Ginevra 2018, ISBN 978-87-91409-96-4.

Scripta volant
Bene culturale / Oggetto

Scripta volant / Gangai, Gianni

Logo

Titolo / Responsabilità: Scripta volant / Gangai, Gianni

Descrizione fisica: installazione : composizione di neon altezza 300 cm - composizione di neon larghezza 400 cm

Data:2018

Nota:
  • luce
  • neon
  • vetro
  • metallo
  • montato
Immagini: Immagine 1 di
Condividi il titolo

Abstract: Installazione luminosa (tubi al neon bianchi) composta da un assemblage di lettere spezzate, nel quale il testo originale è stato frammentato e ricomposto secondo un ordine casuale smaterializzandone la scritta.

weitausweißenblütenschauernwächstihrweltverlorensein
Bene culturale / Oggetto

weitausweißenblütenschauernwächstihrweltverlorensein / Steinbach, Haim

Logo

Titolo / Responsabilità: weitausweißenblütenschauernwächstihrweltverlorensein / Steinbach, Haim

Descrizione fisica: installazione : misure variabili

Data:2018

Nota:
  • colore acrilico
  • foglio di plastica
  • scritto
  • dipinto
Immagini: Immagine 1 di
Condividi il titolo

Abstract: Ed. 1/2 - Wall painting con una citazione da una poesia di Rainer Maria Rilke (lettere in vinile nero): "weit aus weißen Blütenschauern wächst ihr Weltverlorensein" associata ad un rettangolo dipinto di un grigio molto, molto chiaro (colore acrilico). La poesia è stata scritta dal poeta nel 1897 durante un suo soggiorno vicino a Bolzano, presso Schloss Englar (Appiano).

Once upon a time
Bene culturale / Oggetto

Once upon a time / Grezzani, Elisa

Logo

Titolo / Responsabilità: Once upon a time / Grezzani, Elisa

Descrizione fisica: scultura : opera altezza 205 cm - opera larghezza 70 cm - opera profondità 80 cm

Data:2018

Nota:
  • abete rosso
  • olio
  • resina
  • vetro
  • luce
  • dipinto
  • montato
  • “Once upon a time” si compone di due elementi in legno indipendenti dipinti ad olio e resina sintetica. I due elementi sono in legno di abete rosso e possono essere posizionati in modo libero. In questo modo, si crea una scultura che di per sé rimane mutevole e lascia un certo spazio per la composizione. La luce è ridotta alla sua manifestazione più elementare: due raggi, bianchi, sporgenti verso il cielo. Il pubblico è libero di associare al termine “luce” ogni cosa. A seconda di come i due elementi in legno sono interconnessi, i raggi appaiono più o meno paralleli l'uno all'altro. L’opera luminosa guadagna di dinamismo. Il titolo “Once upon a time” indica l'inizio di ogni storia. “Once upon a time” sta per l'origine dell'universo, dell'umanità, ma anche di ogni singola vita. Racconta la storia di ogni persona nel mondo. I raggi di luce si ergono come una connessione tra il mondo e il cielo. (Elisa Grezzani)
Condividi il titolo

Abstract: Scultura (olio e resina sintetica su legno di abete rosso, luci LED).

Soft Armour III (Micheline)
Bene culturale / Oggetto

Soft Armour III (Micheline) / Azpilicueta, Mercedes

Logo

Titolo / Responsabilità: Soft Armour III (Micheline) / Azpilicueta, Mercedes

Descrizione fisica: installazione : opera altezza 190 - opera larghezza 100 - opera profondità 80

Data:2018

Nota:
  • lana
  • pigmento
  • lattice
  • filo
  • metallo
  • cucito
  • montato
  • Azpilicueta ha lavorato in stretta collaborazione con la designer francese Lucile Sauzet per creare una serie di costumi e arredi scenici – armature morbide, rifugi di cuoio, pelli raggrinzite, maschere sinistre e escrescenze in lattice – che formano un serraglio di corpi che oscillano tra vita e morte, organico e inorganico, protettivo e aggressivo – come suggerisce il loro titolo, Soft Armours. Tuttavia, quando vediamo i costumi prendere vita nei video, la maniera in cui limitano in modo grottesco i movimenti dei performer, rivela la loro qualità primaria, il senso dell'umorismo, che affiora in quasi tutte le opere di Azpilicueta. Più che capi d'abbigliamento inanimati, i costumi dovrebbero essere considerati personaggi a sé; pur senza un corpo riconoscibile, respirano attraverso il movimento dell'aria e gli strumenti robotici progettati dall'artista e programmatore Julien Jassaud. Nella sceneggiatura di Azpilicueta, i protagonisti non sono necessariamente umani o vivi secondo gli standard che conosciamo. L'artista ci invita quindi a interrogarci sulla nostra percezione antropocentrica del mondo, e a immaginare diversi modi di abitarlo e relazionarci ad esso. (mostra Mercedes Azpilicueta, Bestiario de Lengüitas, Museion 15.02 - 13.05.2020)
Immagini: Immagine 1 di
Condividi il titolo

Abstract: Armatura morbida fatta di lana, colori naturali, lattice naturale, filo su struttura in metallo.

Mille-fleurs dans le Boudoir
Bene culturale / Oggetto

Mille-fleurs dans le Boudoir / Azpilicueta, Mercedes

Logo

Titolo / Responsabilità: Mille-fleurs dans le Boudoir / Azpilicueta, Mercedes

Descrizione fisica: installazione : modulo (cad.) larghezza 150 cm

Data:2018-2019

Nota:
  • carta
  • incollato
  • "Mille-fleurs dans le Boudoir" si riferisce a uno stile di disegno floreale dalla tappezzeria europea del tardo Medioevo e del primo Rinascimento, che è servito come ispirazione per l'artista. L'artista ha combinato alcuni dei disegni preparatori per la mostra "Bestiario de Lengüitas" per creare carte da parati che ricordano questo stile. I motivi decorativi mostrano vari elementi chiave: corpi mutati, deformati o chimerici, escrescenze e protesi, piante come la ruta, il tabacco o la lavanda. Frecce vorticose suggeriscono molteplici direzioni di lettura e di sguardo. Più che una semplice decorazione, gli sfondi appaiono come una rappresentazione codificata di una sceneggiatura o addirittura di una partitura. (mostra Mercedes Azpilicueta, Bestiario de Lengüitas, Museion 15.02 - 13.05.2020)
Immagini: Immagine 1 di
Condividi il titolo

Abstract: Ed. 1/3 + I AP - Carta da parati composta da singoli moduli da 150 cm.

Phrygian Obelisk (winter garden)
Bene culturale / Oggetto

Phrygian Obelisk (winter garden) / Kadan, Nikita

Logo

Titolo / Responsabilità: Phrygian Obelisk (winter garden) / Kadan, Nikita

Descrizione fisica: installazione : obelisco altezza 270 cm - obelisco larghezza 60 cm - obelisco profondità 60 cm - base (orto) altezza 16 cm - base (orto) larghezza 100 cm - base (orto) profondità 100 cm

Data:2018

Nota:
  • metallo
  • legno
  • cartoncino
  • carta
  • terra
  • montato
  • "Phrygian Obelisk" di Nikita Kadan è un obelisco a misura d'uomo che allude al corpo di Attis. È circondato da un "orto", che a sua volta si riferisce all'antico culto di Attis, il dio della vegetazione. Secondo il rito, i discepoli di Attis coltivavano la lattuga, e quando questa era appassita, la gettavano in un fiume per celebrare la resurrezione del dio. Si può paragonare quest'opera a quella visivamente simile e iconica di Giovanni Anselmo Untitled ('Eating Structure', 1968). La scultura astratta di Anselmo si 'comporta' come un corpo umano in piedi e 'mangia' le foglie. Come rappresentante dell'Arte Povera, l'artista si preoccupava degli aspetti formali della sua scultura. Fondamentalmente, ha giustapposto la forza fisica (gravità) con il processo biologico (decadimento) in modo tale da creare una relazione causale: il decadimento provoca la caduta della pietra sospesa dall'obelisco. Attraverso l'allegoria e l'allusione al mito di cui sopra, Kadan crea un sostituto altamente simbolico incorporando barre di metallo e un catalogo architettonico di Donetsk. Allo stesso tempo, però, tratta la materia in modo molto diverso, sottolineando la sua reversibilità e ciclicità. In quest'opera, sia la materia vegetale che quella inanimata (foglie e metallo) rappresentano l'umanità. Quindi, propone due possibili trasformazioni: quella minerale e vegetale in quella umana e sociale." (Andrey Shental)
Condividi il titolo

Abstract: Ed. 1/1 - Installazione composta da un obelisco di metallo, alla cui base è allestito un piccolo orto con delle piantine di lattuga. L'obelisco presenta inoltre una mensola con un libro fotografico del 1978 che racconta il contesto socio-culturale e urbano della città di Doneck (attualmente in Ucraina).

BAU 15 OUT
Bene culturale / Oggetto

BAU 15 OUT / AA. VV. (autori vari) - Associazione Culturale BAU

Logo

Titolo / Responsabilità: BAU 15 OUT / AA. VV. (autori vari) - Associazione Culturale BAU

Descrizione fisica: assemblage : misure variabili

Data:2018

Nota:
  • carta
  • cartoncino
  • composto (tecnica mista)
Condividi il titolo

Abstract: Ed. 61/180 - BAU Contenitore di cultura contemporanea Un ensemble di artisti, fotografi, poeti, scrittori si propongono di fare ricerca e creare connessioni tra linguaggi espressivi diversi. Si costituisce a Viareggio, il 22 gennaio 2004, l'Associazione Culturale BAU, autogestita e senza fini di lucro. Come mezzo per comunicare hanno inventato una "scatola aperta", laboratorio, luogo d'incontro e rete di scambio, concretizzata in una rivista aperiodica a tiratura limitata, con opere originali. BAU 15 OUT (2018) Questo numero contiene opere originali di diverso formato di: - Paolo Albani, "L'arte non ha prezzo" - Antonio Baglivo, "HumbriculaeIncongruiUmanitas" - Gennaro Battiloro, "Ritorno al futuro" - Eli Benveniste, "L'ordine della natura" - Elisabeth Bereznicki, "All around" - Angelica Bergamini, "The Universe in a Box" - Armando Bertollo, "Di(l) nuovo" - Volodymir Bilyk, "Little 15 Stan Seal" - Jozsef Biro, "Untitled" - Antonino Bove, "trattamento per l'immortalità" - Luca Brocchini, "Senza titolo" - Girolamo Ciulla, "Senza titolo" - Pietro Coletta, "Ineffabile" - Vanni Cuoghi, "Le due verità" - Francesco D'Isa, "Meditazione #150" - Jakob De Chirico, "Senza titolo" - Bruno Di Bello, "Snapshot" - Marco Demis, "Senza titolo" - Gianni Dorigo, "Interno" - Flavio Ermini, "Il moto aurorale dell'esistenza" - Lorenzo Filomeni, "S-F 00/150" - GDFAEOA, "Apparizione del volto di Shelley" - Fabio Giusti, "Senza titolo" - Fabio e Virginia Gori, "Senza titolo" - Paolo Gori, "Giuseppe Spagnulo - Il Fuoco dal cuore | Ex libris - Souvenir" - Tomaso Kemeny, "SinisRita - La mano del poeta!" - Luciano Maciotta, "Flecte lucis radium" - Ruggero Maggi, "Senza titolo" - Massimo Maggiari, "Inuksuk" - Amos Mattio, "Maden" - Annemarie Matzakow, "Senza titolo" - Giovanni Meloni, "Senza titolo" - Gabriele Menconi, "Appareo ergo sum" - Alberto Messina, "Tutto è legato" - Raphael Monticelli, "Les couleurs de l'absence de Michel Butor" - Giulia Napoleone, "Luci sospese" - Andrew Maximilian Niss, "000000" - Renzo Nucara, "Senza titolo" - Anna Maria Orrù, "Psychogeographical MOntepreti" - Guido Peruz, "Notte di San Lorenzo" - Gian Piero Pileri, "Senza tiolo" - Annalisa Pisoni Cimeli, "Tornare in me - mood code" - Daniele Poletti, "Per angusta ad angusta" - Catherine Rippinger Sinicropi, "Allumettes" - Delfino Maria Rosso, "Neoschiavismo" - Paolo Ruffilli, "L'oggetto del pensiero" - Massimo Salvoni, "Carduelis Carduelis, Chondrostoma Genei, Gladiolus Italicus, Narcissus Pseudonarcissus, Prunus Spinosa, Ulmus Minor" - Dado Schapira, "The Sound of Silence" - Lola Montes Schnabel, "Phainareti" - Fabio Sciortino, "Flower" - Paolo Scirpa, "Progetto d'intervento, 1988 - Necropoli Geco-romana di Grotticelle, Siracusa" - Guido Segni / Skill Hands, "You Koo" - Marco Signorini, "Anagram, Segni e Genesi" - Christian Sinicropi, "La Ronde de la Langoustine" - Alessandro Squilloni, "Senza titolo" - Sergio Tabacchi, "Senza titolo" - Erwin Taramajesko, "Legami tagliati" - Nanni Varale, "Senza titolo" - Tommaso Vassalle, "Nuvola" - Giuseppe Veneziano, "Selfie" - Alessandro Vezzosi & Agnese Sabato, "Salvaimo Leonardo ! Manifesto etico ad arte" - Konrad Wallmeier, "Senza titolo"

Voci di corridoio
Bene culturale / Oggetto

Voci di corridoio / Hell, Silvia

Logo

Titolo / Responsabilità: Voci di corridoio / Hell, Silvia

Descrizione fisica: scultura - oggetto : opera lunghezza 120.5 cm - opera diametro 4 cm

Data:2018

Nota:
  • ottone
  • acciaio
  • forato
  • montato
  • "[…] Ho una fascinazione per i linguaggi che s’incrociano, per le convinzioni che sono figlie di percorsi diversi ma che, in qualche modo, convivono nell’interpretazione di ciò che ci sta intorno. Voci di Corridoio è parte di una serie di sculture nominata Volumes, dove la parola volume va intesa nei diversi significati che contiene: lo spazio occupato da un corpo, l'intensità del suono, un libro, … Per questa serie il processo di formalizzazione è definito dal titolo che a sua volta deriva da una citazione di un testo letterario, filosofico o scientifico o da una nota presa durante una conferenza, come nel caso di Voci di Corridoio. Intendo così creare un rapporto tra scultura e linguaggio verbale, tra testo scritto ed espressione orale, per tradurre, attraverso la resa oggettuale e visiva, un pensiero. Voci di Corridoio trae spunto da una conversazione tra Antonella Del Rosso (CERN, Ginevra) e Luca Valenziano (INAF, Bologna) nella quale emerse la frizione generata fra teoria e sperimentazione, ufficialità e voci di corridoio. L’argomentare metteva in luce il delicato rapporto tra ciò che la teoria scientifica prevede di trovare in natura e ciò che la scienza sperimentale invece osserva. A distanza di 7 anni, in occasione della mia mostra personale Increasing the Wind Pressure il titolo Voci di Corridoio prende forma nella scultura che fa da contrappunto a un polittico di partiture d’aria della serie Air.” (Premio Piero Siena 2022)
Immagini: Immagine 1 di
Condividi il titolo

Abstract: Ed. 1/3 - Cono in ottone lungo e stretto forato in più parti e fissato diagonalmente a parete tramite due supporti in acciaio. Realizzata al tornio da una barra in ottone, la pienezza della forma è trapassata da parte a parte, in diverse direzioni, da fori di 2, 4, 6 e 8 mm. La struttura ricorda un flauto, anche se non è pensata per essere suonata, ma per restituire l’immagine di un rumore che sta avvenendo intorno a noi, più udibile se la pressione dell’aria aumenta. Allo stesso modo la sua installazione si muove nella direzione delle voci di corridoio: i supporti disegnati per accoglierla - e determinarne la posizione nell’ambiente - costringono la forma a una sospensione in diagonale lungo una parete, in equilibrio nell’incrocio di forze. L'opera è entrata a far parte della collezione di Museion in quanto l'artista è risultata vincitrice (secondo premio) della prima edizione del "Premio Piero Siena 2022" promosso dall’Ufficio Cultura della Ripartizione Cultura Italiana della Provincia Autonoma di Bolzano.